La realtà
La realtà
La realtà che percepiamo non è la realtà
Una delle cose che più mi ha colpita studiando fisica è rendermi conto che ciò che percepiamo non è mai una copia fedele del mondo esterno.
Non perché il mondo non esista,
ma perché il nostro cervello non si limita a ricevere informazioni:
le elabora, le completa, le interpreta.
Un esempio semplice.
Nel nostro campo visivo vediamo potenzialmente molto più di quanto riusciamo a mettere a fuoco.
Solo una piccola porzione è davvero nitida, il resto è sfocato.
Eppure abbiamo l’impressione di vedere tutto chiaramente.
Questo accade perché il cervello prende pochi dati precisi e ricostruisce il resto usando memoria, esperienza e contesto.
Lo fa in modo automatico, continuo, senza che ce ne accorgiamo.
Lo stesso succede con il cosiddetto punto cieco:
una zona della retina in cui non arrivano informazioni visive.
Non lo vediamo mai, perché il cervello riempie quello spazio con ciò che ritiene più plausibile.
Quindi vedere non significa ricevere passivamente la realtà.
Significa fare una previsione continua su ciò che potrebbe esserci.
E questa previsione non è uguale per tutti.
Dipende dal nostro sistema nervoso,
dalla nostra storia,
dallo stato emotivo in cui ci troviamo.
Un esempio quotidiano lo rende evidente:
la stessa frase, detta con lo stesso tono, può sembrare neutra, aggressiva o ironica a seconda di come stiamo.
Lo stimolo esterno non cambia.
Cambia l’interpretazione.
Ed è qui che la cosa diventa interessante.
Più la scienza studia i meccanismi della percezione, più emerge un’idea che da secoli è presente anche in ambito spirituale:
non percepiamo la realtà così com’è, ma una versione filtrata dal nostro stato interno.
Ciò che vediamo fuori non è mai neutro.
Entra in risonanza con ciò che siamo in quel momento e ci torna indietro, come uno specchio.
Il paradosso è che, quando questo concetto viene espresso in termini spirituali, spesso viene liquidato come illusione o superstizione.
Eppure, a livello di meccanismi, stiamo parlando di percezione e interpretazione: processi che la scienza descrive in modo sempre più preciso.
Questo non significa che creiamo il mondo con la mente.
Significa che creiamo l’esperienza del mondo.
Ed è questo che spiega perché, in certi momenti della vita, tutto sembra più cupo o più luminoso, più pesante o più leggero.
Non perché il mondo sia cambiato, ma perché è cambiato il modo in cui lo stiamo leggendo.
Per me, questa è stata una delle cose più difficili da accettare studiando fisica.
Perché a quel punto diventa chiaro che non possiamo separarci completamente da ciò che osserviamo.
Siamo sempre parte del processo.











































