Horcrux
Horcrux
L’Horcrux che non sai di portare
In Harry Potter e i Doni della Morte succede una cosa precisa. Harry, Ron e Hermione devono distruggere un ciondolo, un Horcrux.
Non possono farlo subito. Devono tenerlo con sé. E a turno, uno di loro lo indossa.
All’inizio sembra solo un oggetto. Poi, lentamente, qualcosa cambia.
Chi lo indossa si sente più stanco. Più cupo. Più irritabile.
I pensieri si appesantiscono. Le relazioni si tendono.
E la cosa più importante è questa: non capiscono subito perché.
Il peso non si vede, ma si sente
Nessuno dice: “È colpa del ciondolo”. All’inizio sembra tutto interno: nervosismo, sfiducia, confusione.
È facile pensare che il problema siano loro.
Solo più avanti diventa chiaro che quel peso non nasce da loro, ma li influenza profondamente finché lo portano addosso.
Questa dinamica è sorprendentemente simile a ciò che accade a molte persone nella vita reale.
“C’è qualcosa che mi trattiene, ma non so cosa”
Non sempre ciò che ti blocca ha un nome. Non sempre c’è un evento preciso. A volte è solo una sensazione:
- come se qualcosa ti rallentasse
- come se mancasse slancio
- come se stessi camminando con un peso invisibile
Non sai spiegare cosa sia. Sai solo che non riesci ad andare fino in fondo.
E spesso ti chiedi se sei tu.
Magari ti succede di sabotarti proprio quando stai per raggiungere qualcosa. O di sentirti esausto anche quando non hai fatto nulla di particolare. O di reagire in modo sproporzionato a situazioni che non lo richiederebbero.
Piccoli segnali. Nessuno abbastanza grave da fermarti. Ma tutti insieme creano un attrito costante.
Non tutto ciò che porti ti appartiene
Qui sta il cuore.
Come nel film, esistono pesi che non vengono scelti. Vengono assorbiti.
Arrivano da dinamiche familiari, da ruoli che hai preso senza accorgertene, da fedeltà invisibili a storie che non sono le tue. Si prendono per amore, per appartenenza, per sopravvivenza.
Non fanno rumore. Non si presentano come “qualcosa da guarire”.
Si presentano come stanchezza, confusione, esitazione, blocco.
E finché restano invisibili, continuano a influenzare.
Il momento decisivo non è capire, ma riconoscere
Nel film, il punto di svolta arriva quando i personaggi vedono il peso per quello che è.
Non sono loro a essere sbagliati. È ciò che stanno portando.
Questo passaggio è fondamentale anche nella vita reale.
Quando qualcosa viene riconosciuto come “non mio”, non serve combatterlo. Non serve eliminarlo.
Può essere posato.
E spesso accade che una volta riconosciuto, il peso si alleggerisca da solo. Non perché tu faccia qualcosa di eroico, ma semplicemente perché smetti di tenerlo stretto credendo che sia parte di te.
Creare lo spazio per riconoscere
Il lavoro che faccio nasce da qui. Non è spiegare perché ti senti così. È creare uno spazio in cui puoi sentire cosa stai portando e riconoscere ciò che non ti appartiene.
Uso il ThetaHealing e i Fiori di Bach come strumenti di accesso a questo livello profondo, quello dove le parole spesso non arrivano ma il corpo e l’intuizione sì.
Quando il peso viene visto, l’energia cambia. La direzione si riallinea. Il movimento torna possibile.
Non perché aggiungi qualcosa. Ma perché togli ciò che non serve più portare.
Se questa sensazione ti accompagna
Se dentro di te c’è spesso questa frase: “C’è qualcosa che mi trattiene, ma non so cosa”, forse stai cercando di riconoscere un peso invisibile.
E quando quel peso non è più addosso, non diventi diverso.
Torni semplicemente a camminare leggero.












































